2014

Mano di Nanà

È da tanto che non aggiorno il blog, chissà se c’è ancora qualcuno che mi legge.
Quest’anno la mia battuta preferita era: non ho tempo e se ho tempo faccio pipì o dormo.

Oggi però ho deciso di ritagliarmi un minuto per fare un riassunto di questo primo anno da mamma.

Innanzitutto volevo consigliare a tutto il mondo di fare l’epidurale.
Vi diranno che il momento migliore è quando si vede la creatura, ma in realtà in quel momento quattro praticanti ginecologi o ostetrici stavano imparando a cucire sulla mia pelle (letteralmente).
Invece quei dieci secondi in cui sparisce il dolore che ti porti dietro tra sedici ore (grazie induzione al parto!), quello sì che è un bel momento!

Poi c’è la bimba e i momenti mitici: quando comincia a sorridere, mica solo la prima volta, un bambino che sorride è bello sempre; quando tende le mani per farsi prendere proprio da te; quando ti abbraccia, Nanà dà pure delle piccole pacche sulla spalla, sì, proprio “pat pat”; quando chiama “mamma”, ma questo diventa quasi subito un boomerang, tutti pensano che “mamma” stia per “mamma ti voglio bene”, invece sta per “mamma fai quello che voglio”.

Quando si diventa genitori la cosa difficile non è la mancanza di sonno* o uscire meno la sera, avere meno tempo libero, la cosa più difficile è evitare di stressare il prossimo con i momenti “genitore orgoglione”.
Un’altra cosa difficile è evitare di rispondere in malo modo a chi al momento “genitore orgoglione” risponde “lo fanno tutti i bambini”.

Per esempio Nanà è una grande appassionata di musica (momento genitore orgoglione) a questo punto voi pronuncerete le terribili parole “a tutti i bambini piace la musica” (momento schiaffoni).
Ma a Nanà la musica piace proprio, resta attenta ad ascoltarla per parecchio tempo, non soltanto musica per bambini, ma qualsiasi tipo di musica.
Io ho conosciuto diversi bambini piccoli, ma uno che a quattro mesi smettesse di piangere e restasse con aria concentrata venticinque minuti ad ascoltare un cd delle quattro stagioni, non l’avevo ancora incontrato.
Oppure un concerto jazz, oppure cantanti di strada che facevano bossanova.
Non distratta per qualche minuto dalle canzoncine rumorose, ma incantata ad ascoltare senza distrarsi per tanto tempo.
Prima di vedere lei io non pensavo neppure che i neonati riuscissero a fare la stessa cosa per tanto tempo (a parte piangere).

Ecco questo è un esempio della cose che cerco d evitare, ovvero esternalizzare l’orgoglio di genitore e l’illusione che i nostri figli siano unici.
Perché in fondo non è un’illusione: tutti bambini (come tutte le persone) sono diversi, ognuno ha qualcosa di speciale, fa qualcosa in modo sorprendente, anticipa, capisce, lascia presagire.
Quindi si finisce per diventare orgoglioni, che lo si voglia o no.

Il giusto comportamento per il non genitore è pazientare, se il momento orgoglione dura un tempo ragionevole, prendere a schiaffoni se dura troppo.

Più o meno quest’anno è andato così.


* scherzo, è proprio la mancanza di sonno

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Due mesi e mezzo

Ieri Totoro ha compiuto un anno e la mia bambina due mesi e mezzo ed entrambi hanno piacevolmente incasinato la mia vita, anche se a dire il vero non era poi così ordinata neanche prima.
Quanto incasinata? Chiederete.
La risposta sta forse nell’ora in cui scrivo questo post, le 3:40 di notte o del mattino se preferite.
La bimba non dorme, penserete.
Invece no, la bimba è una dormigliona si fa una tirata di otto, nove ore, ma stanotte sono insonne.
Anche a noi dormiglione, frutto di generazioni di dormiglione, che, a quanto pare, generano altre dormiglione, capita di essere insonni e di trovare così il tempo di scrivere il blog.
Perché la bimba che dorme la notte resta sveglia di giorno e vuole giocare e possibilmente stare in braccio, in piedi, cullata.

Mi sto perdendo, vorrei raccontarvi della bimba e di com’è carina, di com’è nata tutta guanciotte, di come teneva già su la testa dai primi giorni, di come tutti dicono che assomigli al padre e di come io faccia finta di essere gelosa e forse un po’ lo sono.
Vorrei raccontarvi di come ogni giorno ci sia una novità, tanto che vorrei scrivere la rubrica “nuove dalla bimba”, ma ovviamente non ho tempo.

Magari vi racconto l’ultima: da qualche giorno prova a parlare.
È più un’imitazione del gesto che un tentativo di comunicazione, però si sforza di emettere un suono particolare: “gh”.
Detto così sembra una vanteria da madre orgoliona, ma non è così.
Come tutti i bambini emette numerosi gh e gah e ‘nghe, ma lei va oltre.
Se le diciamo noi “gh”, lei si concentra e prova a dire proprio quel suono, volontariamente.
Si vede che per lei è una cosa molto difficile, tanto che non sempre ci riesce e a volte le esce un piccolo gorgoglio, un “glglgl”.
Sto provando a farle ripetere anche “gah”, ma ancora non lo fa: mi guarda con aria divertita e aspetta che parli io.

Questo post è frustrante, sarà l’ora, sarà la mancanza di esercizio, ma non riesco ad esprimere bene ciò che ho in mente.

Vorrei raccontarvi com’è la sera tenerla in braccio, seduta nella poltrona a dondolo, mentre lei si addormenta sull’incavo del collo, le braccine in alto che stringono i miei vestiti.
Oppure la mattina, verso le sei, quando si sveglia e io mi alzo, assonnata e poi vado da lei che piagnucola e la prendo in braccio.
Vorrei spiegarvi che non è come svegliarsi per andare in ufficio e neanche come alzarsi la domenica, perché né al lavoro, né nei giorni liberi c’è qualcuno che ti risponde “glglgl” con grande sforzo al tuo “gh”, per poi sorridere come se fossi la persona più buffa del mondo.

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È’ nata

La bimba è nata il diciotto Gennaio, in attesa di trovare il tempo di scrivere qualcosa, pubblico la ninnana che le ha dedicato bzur ispirata al testo di Bruno Tognolini.

Dormi

Dormi
Dopo onde schiumose ed enormi
Pesciolino arenato al mio fianco
Nel lenzuolo di un’isola bianca
Sei venuto dal mare e sei stanco
Son venuta dal mondo, son stanca
Riposiamoci dallo stupore
Ci saranno tantissimi giorni
Ora calma il tuo cuore
Dormi

Bruno Tognolini
dal libro Mammalingua
edizioni Tuttestorie

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In attesa della bimba

In attesa della bimba portiamo Totoro a fare il bagno e ci godiamo il sole invernale.
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Zzzz

Sono sparita dal blog, mi arrivano messaggi allarmistici*, ci sono persone che temono per la mia salute e altre che mi chiedono informazioni sul nuovo blog annunciato.
In effetti questo periodo sono stata presa in numerose faccende, tipo dormire, comprare camice da notte per il parto (non si partorisce in pigiama, è dura far uscire il bambino dalla gamba del pantalone), dormire, misurare la glicemia, dormire, frequentare corsi preparto, dormire, evitare di fare analisi del sangue, dormire, mangiare cibi a basso indice glicemico in grandi quantità, dormire.

Insomma non ho avuto neanche un minuto per riposare!
Il sito del bimbo è pronto, ma mi manca la voglia il tempo di aprirlo.

Me li sogno la notte, maledetto diabete gestazionale!

Ho una dotazione giornaliera di dieci pico joule di energia, in pratica se faccio le scale mi brucio la quota settimanale.
Ma conto di scrivere.
Prima o poi.
Magari una diretta dalla sala parto, se non mi vengono in mente solo imprecazioni contro Eva, Adamo e la maledetta mela.

6/12/2013:

Oggi al preparto ci hanno fatto spostare delle sedie.

Non scherzo l’ostetrica mi ha osservata tenere sollevata una sedia per almeno trenta secondi e non mi ha neanche detto di poggiarla. Che shock! Non ero più abituata a fare queste cose in pubblico: di solito appena mi vedono sollevare qualcosa di più pesante di un foglio di carta me lo tolgono di mano e lo collocano dove desidero. Ora capisco la sindrome post partum!

5/12/2013

Dopo giorni di inferno tra pizzi, trine e fiorellini, ho trovato tre camice da notte con i bottoncini che non sembrano uscite da un film in costume.
Appena asciugano faccio la valigia per l’ospedale.

Bonus: perle di saggezza della commessa di Prenatal che ha perso una cliente:
– Nasce a gennaio? La vogliamo fare questa valigia o deve mandare sua madre a comprare le cose all’ultimo momento?
– Non le vuole provare? Ma suo marito l’ha provato prima di sposarlo?
– Non le piacciono, ma tanto non vi piacciono mai! Signora se è in questo stato vuol dire che quelle sexy le ha già usate e ora non le servono più.

Per scrivere questo post sono stati usati quattro pico joule. —
* ok, sono due e neanche tanto allarmistici, però suona bene. :-)

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Competizione

Oggi mio fratello, pallavolista e allenatore di pallavolo, conoscendo il mio scarso amore per gli sport mi chiedeva come mi sarei comportata con la bimba.
Gli ho risposto che avrei fatto scegliere a lei quali attività fare e che ero sicura che il fascino dello zio l’avrebbe convinta.

Poi però siamo passati a parlare di competizione e lì in effetti ho molte più riserve.
Non credo che essere competitivi sia un male in sé ma vedo parecchie degenerazioni sia per i bambini, sia per gli adulti.
Se si parla di grinta, di spinta a impegnarsi, a superare i propri limiti, a non arrendersi di fronte ai fallimenti, a vedere gli altri come uno sprone, è un discorso che mi trova d’accordo.
Quello che non condivido è quando la competitività diventa odio e quindi scarso rispetto verso l’avversario, volontà di vincere a tutti i costi, non saper affrontare la sconfitta.

Io vorrei insegnare a mia figlia a saper perdere e saper vincere.
Vorrei che fosse in grado di affrontare esteriormente con dignità e rispetto per l’avversario questi aspetti della competizione e che interiormente li vivesse come occasioni di imparare, di migliorarsi.
Mi piacerebbe che almeno fino a una certa età vivesse lo sport in maniera serena, come un gioco, non come una gara.

Poi ovviamente non vorrei in nessun caso diventare uno di quei genitori che fanno delle gare dei figli un fatto personale, quelli che dagli spalti insultano i bambini propri e altrui, che fanno una tragedia delle sconfitte e si vantano delle vittorie con gli amici, come se in campo ci fossero stati loro.
Non vorrei andare dall’allenatore a lamentarmi perché mio figlio, il grande campione, non gioca abbastanza, non ha il ruolo che secondo me merita, o, notizia del giorno, a dare schiaffi al compagno di squadra che non ha passato la palla.

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Un blog per superbimbi

bambino-sporco-di-pittura

Ho deciso di spostare tutti i contenuti sui bambini in un nuovo sito con ingresso protetto da password, in questo modo potrò inserire foto in chiaro, nomi reali e fatti più “privati” senza la paura che il primo che capita possa leggere.
Ho deciso di chiamarlo “Apprendisti Superkid” perché mi piace pensare che i piccoli progressi quotidiani siano un apprendistato da supereroi, di quelli che lottano ogni giorno per migliorarsi.

Chi mi legge da tanto sa che sono sempre stata un po’ paranoica sulle foto mie e dei miei amici e spesso mi hanno chiesto se facevo parte del programma protezione testimoni (ah ah ah).
In realtà da un po’ di tempo, complice il fatto che le foto su facebook sono diventate incontrollabili (posso anche evitare di inserirne di mie, ma se le mettono gli altri diventa un problema), ho un po’ allentato la morsa e qualche viso riconoscibile è comparso.

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Per i bambini è un problema diverso, da una parte esiste il rischio che qualche pedofilo usi le foto dei miei bambini per i suoi “momenti di svago”, magari non verrei mai a saperlo, ma l’idea mi disgusta un po’.
Dall’altra c’è il sacrosanto diritto alla privacy del bambino stesso: una volta messa pubblicamente in rete la foto diventa patrimonio della rete e magari a sedici anni un compagno di classe potrebbe prenderlo in giro per una banale foto sporco di pappa o per il racconto di una caduta dal seggiolone.
Quando sarà abbastanza grande per gestire la sua immagine pubblica, lo farà da sé nel frattempo i suoi genitori lo proteggeranno*.

Passando al lato pratico della faccenda, presto renderò noto il link al sito e al form per la richiesta di registrazione, se no mi potete scrivere in chat, su facebook o via mail per chiedermi di iscrivervi.
Ovviamente i vostri dati servono solo per accedere al sito, non ho intenzione di usarli diversamente. :-)

Questo blog resterà uno spazio mio, per le mie avventure, i miei racconti e tutto quello che è stato finora.
Magari ogni tanto cederò lo spazio a quei prepotenti dei miei cuccioli, che monopolizzano ogni spazio ormai.

* Anche da se stesso, avete visto questo?

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Voglie fortissimamente voglie

Sto arrivando alla conclusione che faccio più male al portafogli aspettando il settimo mese per fare baby shopping, piuttosto che a sfogare le mie voglie di gestante una volta ogni tanto.

Ieri in un blitz su internet ho preso i pannolini lavabili, ma non cinque ognuno di marca e tipo diversi, come avevo pianificato, ma quindici divisi in gruppi di cinque.
Certo con questo numero di pannolini, più magari i cinque che ci presta un’amica di milano, arriviamo a venti pannolini, quindi all’autosufficienza da pannolino usa e getta*.

Mi fa notare Massi, prenderli tre mesi prima della data del “rilascio” è un po’ prematuro, ma lui ovviamente non capisce la questione delle voglie, è un uomo.
Se avesse la sensibilità femminile, quel tocco delicato, un animo materno, mi avrebbe già accompagnata fare shopping**.

* salvo emergenze e uscite lunghe e ospitate per le quali decideremo.
** nota per Nanà: la mamma scherza, questi sono stereotipi e questo è un blog umoristico, ora rimettiti il pannolino lavabile che dobbiamo rientrare nell’investimento.

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Contrazioni vs. indigestioni

Ce l’ho fatta, sono ufficialmente una gestante ansiosa, sono riuscita ad andare al pronto soccorso inutilmente.

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A mia difesa c’è da dire che ho aspettato di stare male ventiquattr’ore prima di farlo e che comunque erano contrazioni e non le conseguenze della cena pesante della sera prima.
Ma signori della giuria, se voi aveste delle contrazioni e queste aumentassero d’intensità, nonostante medicine e riposo non vi preoccupereste?

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Io sì, così ho allertato nell’ordine: guardia medica notturna, ginecologo, medico di famiglia, la zia Wolf*
Il ginecologo in effetti mi ha detto che non c’era bisogno, ma è arrivato nettamente in ritardo sugli altri, e alla fine mi ha detto anche lui che “se proprio ti fa stare tranquilla…”.
Io ho interpretato la sua frase come: “Corri non c’è un minuto da perdere!”

Alla fine ho passato una mattina a farmi mettere gel sulla pancia però in cambio ho avuto queste nuove fotine della bimba.
A me piace particolarmente, la prima, dove ha i pugnetti vicino al viso.

* quella che risolve i problemi.

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Progetto sciarpa: fase due

Come avevo anticipato nella prima fase nel progetto, in preda alla disperazione ho chiamato mia zia per avere un aiuto col mio problema di dritto e rovescio.
Stavolta la soluzione non è stata “stai a riposo qualche giorno e se sale la febbre prendi una tachipirina”, ma una spiegazione che in cinque minuti mi ha fatto capire il rovescio e anche che stavo sbagliando pure il dritto.

Adesso che sono diventata un mago del dritto rovescio, gli aggiornamenti saranno scarsi, anche perché con la lana scelta da Massi per la sua sciarpa mi servirà almeno un anno per terminare.
Per avere una larghezza ragionevole infatti ho contato duecento maglie e per la lunghezza non ho idea di quanti ferri ci vorranno*.
Io sono più buona e gli prenderò della lana grossa per la mia.

Qualcuno di voi a questo punto si starà chiedendo: ma perché?
Ottima domanda grazie, in effetti preferirei fare altro, ma il medico mi ha messa di nuovo a “riposo assoluto” e siccome la cosa mi fa sclerare abbastanza, ho cercato un hobby che si possa fare sdraiata o seduta e che rilassi.

Per ora non mi sono rilassata gran che, anzi è stato piuttosto frustrante, ma credo che ora mi farò bastare i due punti base per qualche tempo e così proverò questi effetti rilassanti.


* Notare la mia pronta acquisizione del gergo tecnico: la maglia si misura in maglie per ferri, l’area o la densità invece in grammi di lana utilizzata.

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Progetto sciarpa – fase uno

Dopo mille tentativi ieri finalmente ho trovato il “bandolo della matassa” (ah ah ah) e sono riuscita a fare il punto dritto.
Il problema era che i tutorial sono fatti per iniziati, persone che si riuniscono in segreto e da dietro cappucci colorati, pronunciano parole come “lasciar andare il punto” e solo loro capiscono cosa voglia dire.

Ma io, grazie a anni di studi di lingue e crittografia, ho scoperto il codice e sono riuscita a fare il punto dritto.
Sul serio!
Tutta da sola, perché Massi intanto recuperava una settimana di sonno arretrato, dopo aver cercato invano una merceria aperta.
Sì abbiamo passato il sabato a dormire e fare la maglia, vita spericolata la nostra!

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Immaginatemi però in un’immagine d’altri tempi, seduta in poltrona, con i ferri sotto braccio, Platone che tenta di sedersi sulle mie ginocchia, Ipazia che gioca col gomitolo, Totoro che sbava sulla lana.
Poi Platone fugge piantandomi le unghie sulle cosce spaventato dal cane, il quale di nascosto si è mangiato un chilo e mezzo di pappa per gatti e quindi scorreggia come se non ci fosse un domani.

Imprecazioni contro lana, ferri, tutorial e animali escono dalla mia dolce bocca.

Oggi spiego a Massi il dritto e insieme proviamo a fare il rovescio.
Presto altre news.

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Progetto sciarpa – fase zero

Con Massi abbiamo pensato che sarebbe stata una cosa carina e rilassante fare la maglia, così abbiamo dato il via al Progetto Sciarpa.
“Ma che ci vuole” ci siamo detti “ci sono i video su you tube per imparare!”
Inoltre Massi afferma che da bambino sapeva fare il punto dritto, quindi gli sarebbe bastato imparare il rovescio e sarebbe stato in grado di insegnarmi.

Per quanto mi riguarda ho cercato di ignorare la vena di inettitudine verso le attività sartoriali, la maglia, l’uncinetto, il ricamo, il cucito, ereditata da mia nonna materna.

Il primo errore che abbiamo fatto è stato fidarci della commessa della merceria che ci ha venduto ferri piccoli e lana sottile.
Come prima cosa il numero di maglie necessarie a una sciarpa è pari quello di Avogadro, perché i nodi vengono piccolissimi.
Secondo problema, non si capisce niente perché è tutto troppo piccolo e stretto!
Poi io gliel’ho detto alla tipa che volevo una sciarpona avvolgente, mica una sciarpina inconsistente!

Torniamo a casa e ci mettiamo davanti l’ipad con un videocorso.
Lo guardiamo una prima volta: tutto chiarissimo, una stupidaggine!
Abbiamo una laurea, perbacco, siamo in grado di seguire delle istruzioni.
Così ci mettiamo con un ferro sotto l’ascella destra, l’altro nella mano sinistra e cominciamo.
Non riusciamo a mettere le maglie, cambiamo video e metodo per iniziare.
Riusciamo finalmente a “gettare su” ma con un ferro solo.

Dopo una ventina di maglie che corrispondevano a tre centimetri scarsi, decidiamo di imparare i punti e poi tornare indietro a fare le cose per bene.
A questo punto cominciamo a chiederci come hanno fatto generazioni di donne incolte, senza una seria preparazione tecnico-scientifica e dei corsi di atletica a livello avanzato a fare anche solo un punto.

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Dopo mezz’ora di tentativi ecco il risultato:
– abbiamo sciolto quasi tutte le maglie nel ferro iniziale;
– ho mandato Massi col cane a comprare lana grossa e ferri grossi;
– ho chiamato mia zia*, l’unica in famiglia sia mai riuscita a fare un maglione, per chiederle aiuto;
– ho cominciato a scrivere nel blog in attesa di ferri, maglia e zia.

Prossimamente nuovi aggiornamenti.


* lei è medico, tutti in famiglia ci rivolgiamo a lei quando abbiamo un problema.
Di solito è influenza.

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